
Una delle voci più alte della Liguria del vino proviene dal suo settore di estremo occidente, ormai in vista del confine con la Francia, o se si preferisce con l’Occitania letteraria e culturale. Nel distretto di Dolceacqua, due valli parallele e perpendicolari al mare punteggiate di piccoli paesi (San Biagio della Cima, Soldano, Perinaldo…) raccontano lungo le pendici di una vocazione secolare alla viticoltura; ne deriva, sebbene in quantità limitatissima, uno dei rossi italiani più originali e lirici, il Rossese di Dolceacqua, il cui nome non deriva dal “rosso” del manto, ma dalla roccia di cui il vino è sintesi, succo e rivelazione. Giovanna Maccario, architetto, vignaiola e figlia d’arte – Mario Maccario fu uno dei vignerons storici della zona, firmatario di bottiglie ancora splendide risalenti anche ai primi anni Settanta – è nel ristretto novero dei produttori di classe autenticamente internazionale qui reperibili. La sua produzione si articola su “cru” diversi (Braë, Luvàira, Posaù, Curli e con l’annata 2020 c’è anche il Sette Cammini), che via via proporremo, selezionandoli anno dopo anno, e su uno spettacoloso Rossese classico. Incredibilmente profumati nella prima gioventù, questi vini prodotti senza passaggi in legno si rassodano col tempo, trovando dai quattro-cinque anni dalla vendemmia in avanti una vena più intimista e minerale, conservando tuttavia freschezza ed espressività da fuoriclasse.







