
Sempre alla ricerca di una proposta di vini autentici, ci siamo imbattuti nella storia di Enrica Bandirola ed Ettore Spina, proprietari dell’azienda Sesta di Sopra a Montalcino.
Sangue piemontese nelle vene, alla ricerca di un luogo per il buen ritiro, agli inizi degli anni Ottanta lasciano definitivamente Torino per stabilirsi a Montalcino, conosciuta grazie ad amici del luogo.
All’epoca in zona non c’erano le numerose storie di successo vitivinicolo cui siamo abituati, si usciva lentamente dalla mezzadria e gli investimenti di gente non oriunda, spesso, hanno ridato ossigeno a un tessuto economico non felice, diciamo anche depresso.
A partire dal 1982 Enrica ed Ettore ristrutturano il casale, oggi davvero un gioiello di architettura rurale, perfettamente integrato nel contesto di bellezza naturale che lo circonda: “Non c’era nulla, non arrivavano qui né acqua né luce, ma ci innamorammo di questo paradiso e da allora viviamo qui”, ci racconta la signora Enrica. “A un certo punto ci ha raggiunto anche mio padre, che per hobby faceva il falegname, sono suoi molti lavori in legno del casale tra cui l’imponente portone della cantina e l’ingresso della falegnameria. Sì, abbiamo anche una piccola falegnameria in cui mio padre amava passare le giornate e oggi è ancora funzionante a tutti gli effetti per manutenzione interna e piccoli lavori”.
Accanto al casale c’è la cantina: essenziale, super pulita e funzionale, dimensionata per i pochi e preziosissimi ettari di Sangiovese che si hanno a disposizione: tini d’acciaio per le vinificazioni, botti di rovere e barrique per le maturazioni, spazio adeguato per lo stoccaggio e anche per uno storico di bottiglie iniziato con la prima annata del 1999. E ogni nipote di Enrica ed Ettore ha la sua assegnazione personale di Brunello di Montalcino, vendemmia dopo vendemmia, come lascito impagabile di sacrificio e passione per la vigna, per il Brunello e per Montalcino.
Siamo nella zona di Sesta, nel quadrante sud est di Montalcino, esattamente a metà strada -in linea d’aria- tra Sant’Angelo in Colle e Castelnuovo dell’Abate, una delle zone più rinomate per la qualità dei vini che ne provengono.
A Sesta di Sopra si arriva a circa quattro ettari assommando i diversi piccoli vigneti, prevalentemente giacenti su terreni argillosi a medio impasto, a tratti calcarei, dislocati all’interno dei sessanta ettari di proprietà, per la maggior parte costituiti da boschi rigogliosi e in parte da oliveti.
I vigneti sono tutti opportunamente recintati per provare a proteggerli dalle razzie dei cinghiali e nessuno di questi arriva all’ettaro.
La vigna dedicata al Brunello di Montalcino e al Brunello di Montalcino Riserva è la vigna Magistra (0,7 ettari), fatta impiantare nel 1990, tra le prime di questo versante, in una posizione magnifica e suggestiva, alta in quota, ventilata e circondata naturalmente dal bosco.
Nel 2000 sono state impiantate la vigna Lunga e la vigna Quadra (0,7 ettari ciascuna) destinate alla produzione del Rosso di Montalcino; nel 2006 è stata impiantata la vigna Belvedere di circa 0,2 ettari e nome azzeccatissimo; nel 2008 la vigna Frutteto, sempre circa 0,2 ettari, il cui Sangiovese è destinato all’Igt, nel 2020 la vigna Pineta e nel 2021 le vigne Uliveto e Tonda: questi ultimi tre piccoli appezzamenti sono stati pensati per incrementare la quota di sangiovese per l’Igt Toscana, vino incredibilmente buono, centrato e versatile.
In cantina la regola è semplice: un tino, una vigna; le vinificazioni sono parcellari e separate.
“Il Brunello proviamo a farlo tutti gli anni con quello che l’annata ci concede. La Riserva quando ce n’è un po’ di più e solo nelle annate che lo meritano, ma le rese della Magistra sono bassissime. Nelle annate giuste se ne fanno 50 quintali, ma è rarissimo, più spesso ne escono solo 30, sudandoceli”, racconta di cuore Ettore Spina.
La produzione riassumendo è articolata in un Igt Toscana Sangiovese davvero delizioso, equilibrato e adatto a qualsiasi tavola, un Rosso di Montalcino, prezioso e convincente per profumi e soddisfazione di beva, che esce in commercio con un anno di affinamento in bottiglia in più sulle spalle di quanto previsto dal disciplinare, un Brunello di Montalcino, autorevole e raffinato, strutturato per vocazione sudista ed elegante per stile aziendale, un Brunello di Montalcino Riserva, iconico, raro e pura essenza del Sangiovese di Sesta.
Se libero da impegni, vi accoglierà in visita, Matteo Marenda, appassionato e molto consapevole della solida impresa avviata con tensione verso la qualità dai suoi nonni.
Nota di merito per l’Extravergine e la Grappa: non mancate di assaggiarli qualora decidiate di andare a trovarli.





